13 giugno – Novara
Sabato 13 giugno,
a Novara,
alle 21 e 30,
nel cortile del Castello Sforzesco
racconto Delitto e castigo.


Sabato 13 giugno,
a Novara,
alle 21 e 30,
nel cortile del Castello Sforzesco
racconto Delitto e castigo.

Mercoledì 24 giugno,
a Cervia / Milano Marittima
Arena Stadio dei Pini,
alle 21 e 30
La libertà. Primo episodio.
Informazioni e prenotazioni:
Clic

L’ultima finale dei mondiali c’è stata il 18 dicembre 2022, era una domenica, e io quel giorno lì ero allo stadio Tardini di Parma a vedere la diciottesima giornata del campionato di Serie B, Parma – Spal.

Su suggerimento di un abbonato a State bene Bombé abbiamo fatto su Spotify le playlist dei materiali che abbiamo caricato su State bene Bombé e adesso figurano così:

L’ecologia, per esempio: in materia di ecologia, devo dire, son proprio ignorante.
Nel senso che sì, lo so, che bisogna fare la raccolta differenziata, lo so, che dobbiamo riciclare i rifiuti, lo so, che dobbiamo smettere di usare i combustili fossili, però invece, a pensarci davvero, a esser sincero, non è mica vero.
Cioè non sono cose che so o, meglio, non sono cose che so io, sono cose che mi hanno detto degli altri e io ci ho creduto.
Ecologia della testa: clic

Ecco, questo è il luogo del delitto, come si dice, la casa dell’usuraia.
È il primo posto dove va Raskol’nikov, nel romanzo, e sa a memoria il numero di passi che c’è da casa sua a casa dell’usuraia: 730.
[sabato 13, a Novara, alle 21 e 30, racconto Delitto e castigo]

Siamo entrati in macchina in un parcheggio deserto di un ipermercato toscano, intanto che scendevamo ho detto a Togliatti Dobbiamo ricordarci dove abbiamo lasciato la macchina, lei mi ha risposto Siam vicini all’ascensore non c’è problema, e io Ma noi, ho pensato, che ci conosciamo da ventisette anni, ma come mai?

Oggi, a Sarzana, presentazione del romanzo una casa da svuotare, di Veronica Galli, che esce dopodomani. Qui clic tutti i romanzi pubblicati nei quattro anni della scuola Karenin (altri tre hanno già firmato il contratto e stanno per uscire)

Poi mi è venuto in mente l’incontro con l’altra mia Beatrice, il poeta su cui ho fatto la tesi, Velimir Chlebnikov, che mi ha cambiato la testa e mi ha dato le parole per decifrare quello che mi succede; io tutte le volte che arrivo in Russia, quando alzo la testa mi viene in mente una poesia di Chlebnikov che dice: «Poco, mi serve, una crosta di pane, un ditale di latte, e questo cielo e queste nuvole».
[Tra poco, a Firenze, a villa Bardini, parlo di Dante e della Russia]

E oggi, è incredibile, sono uno che è andato a correre prima ancora di essere uno che ha dato da mangiare al gatto.

Tutti i chilometri che ha percorso Bellu nella sua vita son stati chilometri sardi, ha detto quella volta Bellu, e io, mi ricordo, allora ho pensato che io, l’unica letteratura che conosco un po’ bene è la letteratura russa e quello che leggo, anche quando leggo dei libri italiani, o americani, leggo poi sempre dei russi, e per quello l’invito che mi avete fatto, di parlare di Dante visto dalla Russia, è un invito che mi sembra sensato, diversamente da un invito che riguardava sempre Dante che mi hanno fatto tre anni fa.
clic

Questa è una conversazione da bar, in un bar che hanno aperto qui a Parma, d’estate, dentro un convento nel centro della città. A quel bar lì ci va della gente che pensa di essere molto alla moda, à la page. Allora fanno tutte queste domande: Tu cosa scrivi, di cosa ti occupi.
Molte volte dicono: Interessante. Molte volte dicono: Pasolini. Molte volte dicono: Wim Wenders. Ti piace Pasolini?, chiedono. Ti piace Wim Wenders?.
Alla domanda su Pasolini non dico niente: faccio partire la testa verso destra, poi le faccio fare una curva stretta ma morbida, com’è disegnata e la porto a sinistra, la fermo in salita. Alla domanda su Wenders dico di sì, che mi piace. Quando mi chiedono i film gli dico di no, che non li conosco.
Allora come fai a dire che ti piace Wim Wenders?
Wim Wenders, gli dico, mi piace il suo nome. Che lui ha un nome di battesimo che se lo ribalti di centottanta gradi, si legge uguale.
Io, quella cosa lì, di sedersi, in un bar, a guardare passare il mondo, io fin da quando son piccolo è una cosa che mi piace da sgarbati.
L’avevo anche scritto dentro in un libro.
Sono andato a cercarlo, non l’ho trovato.
Ho scritto tanta di quella roba, dentro nei libri, tutta uguale.
Ne ho trovato un’altra. Che io, quando ero piccolo, mi si slacciavano le scarpe continuamente. Anche a vent’anni, mi si slacciavano. Anche a venticinque. Anche a trenta. Adesso, ne ho sessanta, mi slacciano ancora.
Sempre le stesse cose.
Giorgio Manganelli una volta ha scritto che lui ha cominciato a scrivere perché non era capace di allacciarsi le scarpe. Ecco. Lo capisco.
[È in libreria la nuova edizione di un libro disperato che ci sono affezionato]
