11 settembre – Firenze
Venerdì 11 settembre,
a Firenze,
E questo cielo e queste nuvole,
seguono dettagli


Venerdì 11 settembre,
a Firenze,
E questo cielo e queste nuvole,
seguono dettagli

Sabato 12 settembre,
alla Versiliana,
sono alla festa del
Fatto quotidiano,
seguono dettagli.

Ma perché ha quelle orecchie? 2 leggere Anna Karenina in sette settimane (un corso della Scuola Karenin); sette incontri su zoom, dalle 21 alle 24 circa, (lunedì 24 e 31 agosto, 7, 14 e 21 e 28 settembre, marcoledì 7 ottobre).
Leggeremo insieme la traduzione di Anna Karenina di Pietro Zveteremich (Garzanti editore), e scriveremo delle cose a partire dai testi che leggiamo; ci saranno sette compiti a casa, il primo, da leggere al primo incontro, sarà: «Descrivete Anna Karenina in 5 righe».
Ci sono 30 posti, 10 sono riservati agli iscritti annuali a Bombè che hanno 25 euro di sconto.
Dettagli qui: clic

La Svizzera è un monologo teatrale che non è mai stato messo in scena, l’ho letto un po’ di volte in giro, poi è diventato un libro che è esaurito e adesso ne ho fatto un audiolibro.
Ieri ho pubblicato la prima parte, adesso ecco la seconda: clic

Nella quarta di copertina si leggeva: «Così adesso vai in Svizzera. Fai bene. Non ho mica niente, io, contro la Svizzera, ci sono anche stato, e mi è anche piaciuto, bel posto, pulito, grande libertà per le mucche, segno di civiltà, gente neutrale, che non si fanno incantare, decidono loro, no no, a me la Svizzera, guarda, adesso che ci penso mi piace anche più del Giappone».
Che è, più o meno, tutto quel che si dice della Svizzera, nel monologo La Svizzera.
A un certo punto, sulla Svizzera, avevo dato anche un’intervista nella quale mi chiedevano come mai uso tante ripetizioni, nella Svizzera, e io gli rispondevo che la ripetizione è una figura retorica, e che avere paura delle ripetizioni sarebbe come avere paura delle metafore, o degli ossimori, o delle metonimie, o della antonomasie, o degli eufemismi, non mi sembra abbia tanto senso, dicevo, ma forse mi sbaglio io.
Che umiltà.
Dopo, il protagonista si chiama Benito, volevo poi aggiungere, e è un pensionato che faceva il meccanico di biciclette.
Qui: clic

(pezzo sulla prima volta che uscirà quest’estate sul Fatto quotidiano, in anteprima per gli abbonati a Bombé)
La prima volta che mi sono sposato ho sposato Francesca, è successo recentemente e l’abbiamo fatto per motivi burocratici, perché abitiamo in un posto che se uno dei due sta male possono impedire all’altro di visitarlo in ospedale.
Per risolvere questo problema c’erano due possibilità: o uno dei due diventava deputato, o ci sposavamo.
Ci siamo sposati.
Continua qui: clic

Non crederò mai alla sincerità delle convinzioni cristiane, filosofiche o umanitarie di una persona che fa svuotare il proprio vaso da notte a un servo.
La formula morale più semplice e breve è essere serviti dagli altri il meno possibile e servire gli altri il più possibile. Pretendere il meno possibile dagli altri e dare loro il più possibile.
[Giovedì vado in Russia, comincio a lavorare su Tolstoj, la citazione viene da Lev Tolstoj, La verità della vita, Roma, trad. di Chiara Calcagno, Roma, Castelvecchi 2022, pp. 28-29]

Un paio di settimane fa, il giorno prima di partire per la Russia, ho rivisto il romanzo che esce in settembre, si intitola L’amore è una banana. Ero sul divano, che leggevo, e ogni tanto ridevo, e Togliatti mi ha chiesto Cosa stai leggendo? e io le ho riposto Il mio scrittore preferito. E poi ho pensato Ma guarda.

Io e Leonardo nell’ufficio di Claudio Sforza il 24 luglio 2026 (foto di @claudiosforza_photography).

Dopo, qualche giorno dopo, ero già a Mosca, qualcuno mi ha detto che, in Italia, il mio pezzo dove dicevo che Pietroburgo era tranquillissima era dispiaciuto a alcuni commentatori. E io ho pensato che, se ci fosse stata veramente una pioggia di droni, sul centro di Pietroburgo, e noi fossimo stati chiusi in albergo, io avrei scritto che c’era una pioggia di droni sul centro di Pietroburgo e che noi eravamo rimasti chiusi in albergo e questi commentatori sarebbero stati contenti.
Invece di droni non ne abbiamo visti, io ho scritto che i droni, se c’erano, non ce ne siamo accorti, ci son rimasti male, i commentatori.
Ma pensa.
Il resto è qui: clic

Il primo romanzo tradotto da Fedor Michajlovič è La dernière Aldini, di Georges Sand, un romanzo ambientato anche quello in Italia il cui protagonista è un cantante di umili origini che conquista una grande notorietà.
C’è una lettera al fratello Michail nella quale Fedor Michajlovič scrive «Sai quel libro che ho tradotto dal francese, La dernière Aldini? Ho scoperto oggi che l’hanno già tradotto; c’è già, una traduzione russa, ho lavorato per niente».
Questo è l’ingresso di Dostoevskij nell’arena letteraria.
Il resto è qui: clic

Sono stato in Russia, a Pietroburgo e a Mosca, a fare la guida turistica per Gogol’ Maps, un viaggio sui luoghi dove è nata la letteratura russa, e mi son successe due cose stranissime.
[Domani, sul Fatto quotidiano, Diario di un filorusso, nuovo capitolo (illustrazione di Noemi Vola)]
