12 settembre – Versiliana
Sabato 12 settembre,
alla Versiliana,
sono alla festa del
Fatto quotidiano,
seguono dettagli.


Sabato 12 settembre,
alla Versiliana,
sono alla festa del
Fatto quotidiano,
seguono dettagli.

La cosa che ho detto più spesso, negli ultimi anni, è che a me piacciono due cose che fanno piangere, la letteratura russa e le partite del Parma.
Per quello, forse, oggi, sabato 22 agosto, che comincia il campionato di calcio, io, ho l’abbonamento, vado a vedere Parma Cagliari (Nàdor ha smesso di seminare pozzanghere marroni in giro per il quartiere Costa Saragozza) e son così contento.
Perché?
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Sono quasi trent’anni, che provo a scrivere dei libri, e da un paio d’anni ho l’impressione che quello che facciamo, noi che proviamo a scrivere dei libri, sia raccontare la fatica che si fa a stare al mondo.
Anna Karenina, come fatica, non c’è mica male, mi sembra.
Il resto è qui clic (nella foto Pietro Zveteremich)

Oggi non sapevo cosa scrivere allora ho pensato che andavo a correre così dopo scrivevo che ero uno che era andato a correre.

E questa cosa mi è tornata in mente anni dopo quando avevo letto una frase di Roman Jakobson che citava «un grande poeta russo mai esistito, Koz’ma Prutkov, che affermava: “Nessuno abbraccia l’inabbracciabile”», e io avevo pensato che dei grandi scrittori come Gogol’, Dostoevskij e Tolstoj, per esempio, ma anche Puškin e Čechov, e Chlebnikov, e Charms, per dire, di loro nessuno poteva dirsi un esperto, secondo me, eravamo tutti degli appassionati, perché si può essere esperti di tante cose, di cinema, di meccanica, di elettronica, di statistica, di raccolta differenziata, di agricoltura, di calcio, di pallacanestro, di sport estremi, di pattinaggio in linea, di tutto, tranne forse che di letteratura perché i grandi scrittori, i grandi libri, sono, forse, come diceva quel grande poeta russo mai esistito, Koz’ma Prutkov, inabbracciabili.

[Lunedì prossimo comincia il corso di lettura di Anna Karenina, ci sono ancora sette posti (clic) mail a federica@scuolakarenin.it ]

Di me hanno riso sempre e dovunque.
(qualche anno fa ho tradotto un racconto di Dostoevskij che è una specie di monologo teatrale che mi sembra molto riuscito e molto, come dire, contemporaneo. Lo metto qua sotto per State bene Bombé): clic

Per risolvere questo problema c’erano due possibilità: o uno dei due diventava deputato, o ci sposavamo.
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Al pronto soccorso, siamo arrivati lì alle 12 e 45, siamo venuti via alle 18 e 45.
Il Parma, intanto, al Tardini, vinceva 2 a 0 con due gol di Lontani che ho sentito per radio.
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all’università avevo dato un esame di Storia della lingua italiana e, tra i testi che si potevano scegliere, avevo scelto un commento di Gianfranco Contini al
sonetto «Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia, quand’ella altrui saluta, ch’ogne lengua deven, tremando, muta, e li occhi no l’ardiscon di guardare».
Se ho capito bene, Contini diceva che quel pare del primo verso, sul quale ironizzano i liceali, pare gentile e onesta, ma in realtà, all’epoca di Dante significa si manifesta, è, si dimostra.
[Domani, sul Fatto quotidiano, un pezzo sulla prima volta]

Ecco, se ci fosse un coglionometro, uno strumento che misura il grado di coglionaggine, quello probabilmente è stato il momento, nella mia vita, in cui mi sono sentito più coglione.
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